Enzo Marco Biagi
- 87 anni
- Maschio
- Data di nascita Aug 09, 1920
- Data del decesso Nov 06, 2007
- Milano, Italy
« Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più.
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà. » (TG3 - Primo Piano)
ancora »
Intricata e interessante la vita i Enzo Biagi, che cominciò la sua carriera durante le scuole superiori, dove fondò un piccolo giornale chiamato “Il Picchio” con alcuni compagni di scuola, chiuso successivamente dal regime Fascista, contro il quale Biagi sviluppò una forte riluttanza.
All’età di 17 anni scrisse il suo primo articolo che fu pubblicato sul quotidiano “L’Avvenire d’Italia” con il quale poi continuò a lavorare.
Nel 1940 fu assunto dal Carlino della sera, edizione serale de Il Resto del Carlino come estensore di notizie.
Qualche anno più tardi dopo essersi sposato con Lucia Ghetti, dovette rifugiarsi tra i monti, dove si unì alla resistenza, combattendo nelle brigate Giustizia e Resistenza.
In realtà Biagi non combatté mai, il comandante lo riteneva troppo “gracilino”, ma gli fu affidata l’arma più potente del tempo, gli affidò la stesura del giornale partigiano “Patrioti” volto ad informare la popolazione sul reale stato della guerra.
Ricorderà quegli anni come i più importanti della sua vita, tanto da esprimere la volontà di essere portato al cimitero sulle note di “Bella ciao”.
Fu lui il primo a dare notizia, attraverso la radio, della fine della guerra.
Nel 1950 affronta i primi problemi; pubblica degli articoli dove si mostra contrario alla bomba atomica; per questo viene isolato all’interno del giornale perchè percepito come un pericoloso sovversivo.
Mondadori lo chiama a ricoprire il ruolo di capo redattore presso il settimanale Epoca che da lì a poco cambierà direttore con Renzo Segala.
Renzo in questo periodo deciderà di recarsi in America affidando a Biagi la direzione del giornale per due settimane, stabilendo già in partenza i temi da affrontare.
In quei 14 giorni scoppiò il caso “Wilma Montesi” un scandalo di proporzioni gigantesche che coinvolse l’alta borghesia laziale, il prefetto di Roma ed il figlio del ministro Attilio Piccioni il quale poi rassegnerà le dimissioni.
Visto la grande risonanza del caso, Biagi decise di contravvenire le istruzioni di Segala e pubblicò in prima pagina Il caso Montesi, con all’interno una attenta ricostruzione dei fatti.
Epoca aumenterà la sua tiratura di 20.000 copie.
Segala fu licenziato per lasciare spazio a Enzo Biagi il nuovo direttore di Epoca.
Sotto la direzione di Biagi Epoca diviene uno dei più imponenti giornali della scena italiana.
Nel 1960 si scontrerà contro il governo Tambroni, denunciando l’assurda repressione degli scioperi operai finiti nel sangue.
A causa della sua posizione dovrà lasciare Epoca, ma verrà assunto dalla Stampa come inviato speciale.
Nel 1 ottobre 1961 diventa direttore del telegiornale Rai (sembra per accontentare il partito socialista italiano di cui Biagi era simpatizzante anche se smentita dallo stesso Biagi).
Si mette subito all’opera, adatta la formula utilizzata in Epoca al Tg, dando meno spazio alla politica e più ai guai degli italiani.
Effettuerà la memorabile intervista a Salvatore Gallo, ergastolano ingiustamente rinchiuso, il cui caso porterà il parlamento ad approvare la revisione dei processi anche dopo la sentenza in cassazione.
In quegli anni inizia un’aggressiva campagna da parte dei giornali di destra che lo accusano di faziosità.
Nel 1962 lancia il primo rotocalco della televisione italiana RT-Rotocalco Televisivo.
Rt fu il primo programma ad occuparsi esplicitamente di “mafia”.
Biagi non ama Roma, non ama le pressioni politiche e tanto meno stare al telefono con ministri e parlamentari.
Le costanti pressioni lo portano a dimettersi nel 1963, anno in cui decide di tornare nella sua Milano dove inizierà a collaborare con il Corriere della Sera, La Stampa e il settimanale L’Europeo.
Commentò così la sua decisione: “Ero l'uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al telefono con onorevoli e sottosegretari [...] Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, che fosse al servizio del pubblico non al servizio dei politici”
Nel 1995 inizia il programma di approfondimento “Il Fatto” che nel 2004 viene proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato dalla RAI negli ultimi 50 anni.
Durante gli anni de “Il Fatto” si verificano due situazioni, l’intervista a Benigni ed a Indro Montanelli i quali attaccarono duramente Silvio Berlusconi durante le elezioni politiche.
Biagi fu denunciato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per "violazione della par condicio" ma fu poi assolto con formula piena.
Il 18 aprile 2002 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proclamò da Sofia quello che prese il nome di Editto Bulgaro.
Biagi Replicò L’editto così: “Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri [...]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci”
Biagi, sentendosi preso in giro dai vertici Rai, decide a settembre di non rinnovare il suo contratto con la televisione pubblica.
Il suo contratto, dopo 41 anni di collaborazione, scadeva il 31 dicembre del 2002.
Ne esistono poche di persone del genere.
Tutto di un pezzo, sincero e piuttosto poco incline ad assecondare le istituzioni.
Un grande maestro. Di vita prima di altro.
Noi non lo dimenticheremo mai.
A proposito di..
Illustre Dott. Biagi...

Intricata e interessante la vita i Enzo Biagi, che cominciò la sua carriera durante le scuole superiori, dove fondò un piccolo giornale chiamato “Il Picchio” con alcuni compagni di scuola, chiuso successivamente dal regime Fascista, contro il quale Biagi sviluppò una forte riluttanza.
All’età di 17 anni scrisse il suo primo articolo che fu pubblicato sul quotidiano “L’Avvenire d’Italia” con il quale poi continuò a lavorare.
Nel 1940 fu assunto dal Carlino della sera, edizione serale de Il Resto del Carlino come estensore di notizie.
Qualche anno più tardi dopo essersi sposato con Lucia Ghetti, dovette rifugiarsi tra i monti, dove si unì alla resistenza, combattendo nelle brigate Giustizia e Resistenza.
In realtà Biagi non combatté mai, il comandante lo riteneva troppo “gracilino”, ma gli fu affidata l’arma più potente del tempo, gli affidò la stesura del giornale partigiano “Patrioti” volto ad informare la popolazione sul reale stato della guerra.
Ricorderà quegli anni come i più importanti della sua vita, tanto da esprimere la volontà di essere portato al cimitero sulle note di “Bella ciao”.
Fu lui il primo a dare notizia, attraverso la radio, della fine della guerra.
Nel 1950 affronta i primi problemi; pubblica degli articoli dove si mostra contrario alla bomba atomica; per questo viene isolato all’interno del giornale perchè percepito come un pericoloso sovversivo.
Mondadori lo chiama a ricoprire il ruolo di capo redattore presso il settimanale Epoca che da lì a poco cambierà direttore con Renzo Segala.
Renzo in questo periodo deciderà di recarsi in America affidando a Biagi la direzione del giornale per due settimane, stabilendo già in partenza i temi da affrontare.
In quei 14 giorni scoppiò il caso “Wilma Montesi” un scandalo di proporzioni gigantesche che coinvolse l’alta borghesia laziale, il prefetto di Roma ed il figlio del ministro Attilio Piccioni il quale poi rassegnerà le dimissioni.
Visto la grande risonanza del caso, Biagi decise di contravvenire le istruzioni di Segala e pubblicò in prima pagina Il caso Montesi, con all’interno una attenta ricostruzione dei fatti.
Epoca aumenterà la sua tiratura di 20.000 copie.
Segala fu licenziato per lasciare spazio a Enzo Biagi il nuovo direttore di Epoca.
Sotto la direzione di Biagi Epoca diviene uno dei più imponenti giornali della scena italiana.
Nel 1960 si scontrerà contro il governo Tambroni, denunciando l’assurda repressione degli scioperi operai finiti nel sangue.
A causa della sua posizione dovrà lasciare Epoca, ma verrà assunto dalla Stampa come inviato speciale.
Nel 1 ottobre 1961 diventa direttore del telegiornale Rai (sembra per accontentare il partito socialista italiano di cui Biagi era simpatizzante anche se smentita dallo stesso Biagi).
Si mette subito all’opera, adatta la formula utilizzata in Epoca al Tg, dando meno spazio alla politica e più ai guai degli italiani.
Effettuerà la memorabile intervista a Salvatore Gallo, ergastolano ingiustamente rinchiuso, il cui caso porterà il parlamento ad approvare la revisione dei processi anche dopo la sentenza in cassazione.
In quegli anni inizia un’aggressiva campagna da parte dei giornali di destra che lo accusano di faziosità.
Nel 1962 lancia il primo rotocalco della televisione italiana RT-Rotocalco Televisivo.
Rt fu il primo programma ad occuparsi esplicitamente di “mafia”.
Biagi non ama Roma, non ama le pressioni politiche e tanto meno stare al telefono con ministri e parlamentari.
Le costanti pressioni lo portano a dimettersi nel 1963, anno in cui decide di tornare nella sua Milano dove inizierà a collaborare con il Corriere della Sera, La Stampa e il settimanale L’Europeo.
Commentò così la sua decisione: “Ero l'uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al telefono con onorevoli e sottosegretari [...] Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, che fosse al servizio del pubblico non al servizio dei politici”
Nel 1995 inizia il programma di approfondimento “Il Fatto” che nel 2004 viene proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato dalla RAI negli ultimi 50 anni.
Durante gli anni de “Il Fatto” si verificano due situazioni, l’intervista a Benigni ed a Indro Montanelli i quali attaccarono duramente Silvio Berlusconi durante le elezioni politiche.
Biagi fu denunciato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per "violazione della par condicio" ma fu poi assolto con formula piena.
Il 18 aprile 2002 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proclamò da Sofia quello che prese il nome di Editto Bulgaro.
Biagi Replicò L’editto così: “Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri [...]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci”
Biagi, sentendosi preso in giro dai vertici Rai, decide a settembre di non rinnovare il suo contratto con la televisione pubblica.
Il suo contratto, dopo 41 anni di collaborazione, scadeva il 31 dicembre del 2002.
Ne esistono poche di persone del genere.
Tutto di un pezzo, sincero e piuttosto poco incline ad assecondare le istituzioni.
Un grande maestro. Di vita prima di altro.
Noi non lo dimenticheremo mai.